Il 24 e 27 giugno, presso la Sala Polivalente del Centro Interculturale Zonarelli, si sono svolti due importanti eventi che hanno visto interventi di alto livello ed un’ampia partecipazione pubblica.

Il primo è stato un seminario di restituzione a distanza di un anno dall’avvio delle attività previste dal PAL (Piano locale per un’azione amministrativa non discriminatoria e basata sui diritti umani nei confronti dei nuovi cittadini e delle nuove cittadine).

L’evento era rivolto principalmente ai dipendenti comunali ma è stato aperto anche ai portatori di interesse, comprese numerose realtà e associazioni esterne all’apparato amministrativo del Comune di Bologna.

La giornata del 24 giugno si è aperta con un’introduzione di Susanna Zaccaria, Assessora ai Servizi demografici, Quartieri, Contrasto alle discriminazioni, Diritti dei nuovi cittadini, e di Berardino Cocchianella, Direttore dell’Area Nuove Cittadinanze, Inclusione Sociale e Quartieri.

Si è poi sviluppata una sessione dal titolo “La formazione come laboratorio permanente per la partecipazione e l’inclusione in una società aperta”, con interventi mirati sulle attività di formazione svolte nel quadro del PAL, guardando a obiettivi iniziali e contenuti, risultati raggiunti, ma anche a sfide e criticità incontrate.

In particolare, Gustavo Gozzi e Annalisa Furia, Università di Bologna, hanno approfondito i temi e la metodologia del corso di formazione “Conoscere per non discriminare: Pensare alle relazioni nell’ambito dei servizi di quartiere”.

Questo corso, rivolto a operatori e operatrici dei servizi del Comune di Bologna a maggior contatto con il pubblico, si è svolto in tutti i quartieri della città da ottobre 2018 ad aprile 2019. Successivamente Matteo Tracchi, collaboratore dell’Ufficio Nuove Cittadinanze, Cooperazione e Diritti Umani del Comune di Bologna, ha offerto alcuni spunti pratici su come si potrebbe dare seguito al corso di formazione sulla base dei suggerimenti emersi da operatori e operatrici che hanno partecipato al corso stesso.

A seguire, la ricchezza del dibattito è stata ulteriormente accresciuta anche grazie agli interventi di Marina Pirazzi (Associazione EOS Extrafondente) e Mirca Ognissanti (Centro Servizi Consulenza Risorse Educative Scolastiche – RIESCO) che hanno parlato rispettivamente di “Quali sfide per la polizia locale in una società transculturale? Il laboratorio di Bologna” e “Percorsi di avvicinamento linguistico all’italiano della cura per le mamme straniere dei bambini 0-6”.

Infine, Ivan Mario Cipressi e Marwa Mahmoud della Fondazione Mondinsieme del Comune di Reggio Emilia, hanno introdotto il progetto “Ponti verso la cittadinanza” della Rete dei Centri Interculturali della Regione presenti in Emilia-Romagna, mostrando anche un’anteprima del video intitolato “TVB, cara Italia”, risultato del progetto.

A chiusura Luisa Granzotto del Centro Interculturale Zonarelli ha presentato alcuni dei principali attori, progetti e risultati del bando 2018 su diritti umani, dialogo interculturale e interreligioso rivolto alle Libere Forme Associative.

Il secondo evento, invece, si è svolto giovedì 27 giugno ed è stato organizzato sempre dal Comune di Bologna, in particolare nella sua articolazione “Istituzione per l’inclusione sociale Don Paolo Serra Zanetti”. Tale secondo incontro si è incentrato su una discussione – dibattito sulla situazione attuale dell’Immigrazione nella città di Bologna. Il Dottor Cocchianella ha aperto la discussione affrontando il tema dell’integrazione delle nuove generazioni di migranti nel territorio bolognese sottolineando quanto l’immigrazione sia strettamente legata al mondo del lavoro e, grazie ai dati elaborati dall’ufficio Statistica del Comune di Bolognd cita come positivo l’arrivo di lavoratori giovani, in un momento in cui la popolazione italiana sta rapidamente invecchiando.

A seguire e’ intervenuto il Prof. Marco Bontempi con un intervento , il quale ha fatto un intervento, sulla base dei suoi studi sociologici, sui motivi che portano una persona ad essere stigmatizzata, discriminata.

In base alla teoria del Professore, lo stigma nasce non tanto per la diversità in sé dell’individuo, ma dal rapporto con gli altri. La normalità, così come la diversità, sono concetti che cambiano a seconda del gruppo di riferimento, pertanto può capitare a chiunque di essere stigmatizzato, visto come diverso, una o più volte nella vita. Questa visione sociologica delle discriminazioni aiuta a comprendere di più le culture di minoranze diverse dalla propria, maggioritaria, e ad essere più tolleranti, consapevoli della relatività della propria “normalità”.

Infine Patrizia Brunori, psicoterapeuta dell’Associazione Diversamente, ha concentrato il proprio discorso sul lavoro dell’etno-psicologo, una professione “nuova” che permette agli psicologi di unire le competenze professionali a quelle dell’antropologia, per meglio affrontare i disagi psichici di chi, dopo aver attraversato il Mediterraneo, si ritrova a vivere nel territorio bolognese.

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