la rete dei centri interculturali dell’Emilia-Romagna

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Fotografia dei Centri interculturali oggi

I Centri interculturali sono oggi una realtà diffusa territorialmente nella maggioranza delle province dell’Emilia-Romagna. Le specifiche modalità di costituzione di ognuno di essi sono strettamente connesse al connubio tra i cambiamenti avvenuti nei diversi territori in seguito alla significatività della presenza di persone immigrate, l’urgenza del mondo dell’associazionismo e del terzo settore nell’operare con e tra le culture e la
sensibilità delle istituzioni locali.

La maggioranza dei Centri Interculturali in Emilia-Romagna, come si evince dal grafico, nasce tra la fine degli anni ’90 e il 2005. In particolare in quasi tutte le province i Centri interculturali hanno maturato una decina di anni di esperienza fatta eccezione per Piacenza, Parma e Fidenza (PR), i cui Centri interculturali sono di più recente costituzione, fondati rispettivamente nel 2006, nel 2013, oppure ancora in fase di formalizzazione.

La maggioranza dei Centri monitorati nel 2013 erano già presenti nel 2003 e la loro
persistenza nel tempo è segnale inequivocabile dell’importante contributo che a livello locale queste realtà hanno offerto alla promozione dell’intercultura. A ciò si aggiuge la recente costituzione di nuovi centri interculturali (i già citati centri di Parma e Fidenza, ma anche il centro Patchanca di Vado-Monzuno(BO)) volta a rilevare non solo un bisogno tutt’ora presente, ma anche a sottolineare l’accrescimento del riconoscimento del ruolo dei Centri da parte degli Enti locali. Oggi a livello regionale sono attivi 17 Centri interculturali; nel 2003 i Centri attivi monitorati furono 15.

I Centri Interculturali da esperienze pionieristiche sono diventati sempre più punto di riferimento per i propri contesti territoriali, intesi sia in una dimensione fisica e strutturale, ovvero come luogo di incontro tra culture riconoscibile e riconosciuto a livello cittadino, che in una dimensione umana, espressione del capitale sociale che i Centri promuovono e che attorno ai centri si sviluppa.

Quest’ultima dimensione risulta costitutiva nell’organizzazione stessa di molti Centri nei quali il contributo del volontariato (inteso come risorse volontarie, tirocinanti, servizio civile) e dell’associazionismo gioca una parte integrante del proprio operato. A livello complessivo, nei 17 centri monitorati, il personale costituito complessivamente da 89 risorse umane di cui 35 dipendenti e 54 collaboratori, ha potuto contare nel 2012 sul supporto di 155 volontari e sulla collaborazione continuativa di oltre 242 associazioni.

Nello specifico, come indicato nei grafici “apporto del volontariato” e“presenza associazionismo”, l’88% dei Centri viene supportato quotidianamente da almeno 1 volontario, ed il 57% fruisce di un numero di volontari maggiore di 5. Inoltre, il 73 % dei centri collabora in modo stabile con più di 10 associazioni e organizzazioni di volontariato del territorio. Ulteriore elemento a conferma di questo legame è la connessione di queste esperienze con i Centri servizi per il volontariato (Csv). Molti Centri interculturali nella propria fase costitutiva sono stati infatti accompagnati dai Csv (Casa delle culture di Modena, Centro interculturale di Parma) e tutt’ora le associazioni che ad essi afferiscono fruiscono di servizi di consulenza e progettazione.

Inoltre, molti Centri, in particolar modo, quelli che hanno sviluppato nel tempo attività legate alla partecipazione e alla rappresentanza (ad es. Centro Zonarelli di Bologna) hanno formalizzato il ruolo delle associazioni attraverso Patti di collaborazione o convenzioni.

Relativamente alla presenza di personale dipendente e/o impiegato stabilmente nei Centri, emerge che esso è prevalentemente quantificabile tra 1 e 5 risorse umane. A seconda della specializzazione dei Centri, generalmente il numero di personale aumenta nelle realtà in cui l’attività prevalente è riconducibile a quella di documentazione e di intervento nel settore educativo (CD >>lei; MEMO; Biblioteca Casa di Khaoula), mentre diminuisce nelle realtà in cui la componente volontaria e associativa risulta parte costitutiva dei Centri stessi.

Scarica la pubblicazione della Regione E-R Investire nella diversità (a cura di Rossella Cecchini e Fausto Amelii)

 

La rete dei centri geolocalizzati sul portale della regione Emilia-Romagna

 

 

 

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